Terra Illimitata

13087112_812412285556244_2005589169525989067_oQuel pomeriggio estivo eravamo a ridosso del pergolato, sotto i riccioli di vite che penzolavano sulle nostre teste sudate. Il casolare posava le sue pietre tranquillamente sul prato poco distante, apparendo poco convinto di quella recente messa a nuovo che non aveva conservato il suo antico carattere austero e povero come avrebbe preteso, anzi. Alcuni particolari, alcune scelte dei materiali avevano cancellato il frusciare delle donne che passavano da una stanza all’altra, il fumo dei pentoloni sul focolare, il chiasso dei bambini, l’odore del formaggio nelle pezze, il belato degli animali in stalla. Come uno spruzzo antisettico, i progetti dell’architetto e le betoniere da poco spostate avevano sterilizzato gli angoli e i muri, conferendo alla struttura nel suo complesso l’aspetto un po’ mortificato che hanno i bambini dentro ai vestiti per la prima comunione. Se non raccontava più molto di se sesso, il Casolare così trasformato raccontava molto dell’uomo che lo aveva acquistato e che aveva fatto di lui un’ulteriore propaggine di sè e dell’idea che possedeva di allargarsi nel mondo. Dalla cima del collinotto governato dall’edificio si godeva una vista magnifica e il mio ospite mi invitò a seguirlo sul limitare della siepe che circondava il giardino. -Vedi mi disse, indicando con il braccio teso e l’indice puntato il paesaggio giù in basso -la mia terra arriva fino a quel bosco laggiù, poi continua disse ancora disegnando un semicerchio nell’aria dabbasso con il braccio -lungo il margine di quel fiume che passa lì sotto e arriva continuò -fino a quella radura là in fondo. Aveva qualcosa di bello, l’orgoglio trasudante da quell’uomo nel mostrarmi la sua proprietà, composto di senso del potere potere e di quella forma di nostalgia appagata che provano le persone che tornano nella loro terra d’origine dopo aver fatto fortuna altrove. Tuttavia in quel momento, si schiuse in me una visione così profondamente diversa dalla sua del concetto di proprietà e così urgente che pur temendo di urtare involontariamente la sua sensibilità non seppi trattenermi dal compiere il gesto di sollevare verso l’orizzonte il suo braccio teso posando la mia mano sotto il suo gomito. Poi, indicando a mia volta lo stesso punto così distante da sfuggire alle possibilità dei nostri occhi, dissi -Vedi -la mia Terra arriva oltre la linea irregolare di quei monti, laggiù in fondo. E poi -vedi continuai, iniziando letamente a girare su me stessa con il braccio teso come un compasso a segnare una circonferenza nell’infinito -la mia Terra arriva oltre quella linea di mare, e quei campi, e quelle città ma non puoi immaginare quanto, oltre, perchè se lo immaginassi non ci staresti dentro con la ragione. La mia Terra. La Terra illimitata di ogni essere umano. NP

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