Le mie radici sono ferite

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dal diario “FINO ALL’ULTIMO RESPIRO”: domenica 29 maggio 2016

“Oggi quando Rosie e Alan si trovavano nel cerchio c’è stato un momento di indescrivibile Bellezza… i gesti di Alan. L’abbandono di Rosie che a un certo punto mi ha tuffato quello sguardo dentro e quasi non riuscivo a farle posto. Ho pianto colma di quella Gioia meravigliata che mi sovrasta come un’onda amorevole e potentissima quando la Bellezza delle persone mi si rivela nella sua purezza accecante. Nuda, sincera. Con loro mi è successo tante volte. Le parole di Stefano ieri, che lo hanno trasformato nell’uomo più alto di tutti noi messi in fila uno sopra l’altro, proiettato com’era verso un pianeta sconosciuto nel quale si son seppellite le armi. Per sempre. I piedi di Sonia, giunco nel vento. Filippo Lupo selvaggio e ferito, ha annusato l’aria guardandoci da lontano e piano piano girandoci intorno viene sempre più vicino, sempre più vicino… la fiducia cuce gli strappi ma per cucirli li devi prendere in mano fa un male porco oh. Quanta Bellezza, non può immaginare vorrei mettergli i miei occhiali sul naso. Tita che deve nascondere il suo zucchero in tasca e farsi sale per darci qualcosa che nemmeno riusciamo a capire, nemmeno quando l’ha fatto uscire dagli occhi l’abbiamo capito. Helen che si schiude sanguinando. Gianni che a modo suo sta con noi. Con noi.”
Nicoletta Petrosemolo

Respiro

Respiro
Sento il mio corpo aderire completamente al pavimento/aria
Il cuore batte … forte…suona melodie… ritmi lenti, furiosi
Pulsa nei polsi, nelle ginocchia, nei polpacci, nelle dita delle mani e dei piedi
Il liquido sangue invade la mente, colora di rosso, cancella pensieri, illumina sogni
L’atto creativo è centro dell’universo, sfera di gioia e sudore, di parole mancate, oggetti speciali, corpi rubati
I piedi per respirare, per sentirsi a casa, per ricominciare il cammino
Attendere….difficile e pur necessario…
Nessuna voglia di apparire ma servire
Lasciare che l’azione tocchi, che lo sguardo dell’altro penetri dentro
L’intuito prende il sopravvento …lascio che accada…non lo governo
Riempio lo spazio …voce…corpo…rallento
Conquisto una porzione di sincerità, divoro coi sensi la realtà
Sudore stanchezza gioia infinita, voglia di urlare in braccio a una vita
Risuona l arte nelle membra stanche, esplorare, donare, cantare, urlare, piangere, amare, ritrovare se stessi in maschere di cori impertinenti.

Testo Tita Giunta FB_IMG_1464993153504

 

Resilienza in controtendenza

Scardinare i limiti… utilizzare un metodo di lavoro/di vivere, che va oltre il teatro e che per questo *è* teatro, che è proprio ed inconsueto, per addestrarsi alla percezione e alla bellezza.

Un gioco molto serio che è volto alla controtendenza e che per questo si scontra con tanti limiti, consci ed inconsci, interiori e della realtà in cui si è immersi.

Un esporsi, ascoltandosi e ascoltando l’altro, all’allenamento alla resilienza. Come combattenti disertori. Come equilibristi acrobati. Come esseri ancora umani.

 

Helen, Esther Nevola

Il disertore - Boris Vian (vers. Ivano Fossati)

QUI E ORA

13162074_812763282187811_1366973104_nQUI E ORA In risposta ai ritmi frenetici imposti dalla nostra società, in particolar modo nelle grandi metropoli, ed alla tendenza a vivere in uno stato mentale proiettato nel futuro o condizionato dal passato, Eye Contact vuole essere un tentativo per porre attenzione e consapevolezza al momento che stiamo vivendo, presenti a ciò che accade nel Qui e Ora, una sorta di meditazione indotta. LEGGE DELLO SPECCHIO Entrare in connessione empatica con un’altra persona ci dà la possibilità di scoprire elementi dell’universo interiore contenuto nel prossimo che possono stimolare o riflettere parti nostre già esistenti o magari latenti in procinto di fiorire. Ogni persona con cui entri in intimo contatto è uno specchio per portare alla Luce parti di te. ETEROGENEITA’ DI CONNESSIONE Diversamente da attività in cui c’è un conduttore che guida le dinamiche delle relazioni, Eye Contact offre la possibilità di interazioni libere creando un flusso naturale e libero in cui ognuno sceglie secondo il proprio sentire la persona di cui potrebbe avere bisogno in un determinato momento. La possibilità di sperimentare la connessione con diverse persone nello stesso evento permette di guardare dentro se stessi da diverse prospettive e profondità in relazione al riflesso che la soggettività della persona che abbiamo di fronte ci offre.

Terra Illimitata

13087112_812412285556244_2005589169525989067_oQuel pomeriggio estivo eravamo a ridosso del pergolato, sotto i riccioli di vite che penzolavano sulle nostre teste sudate. Il casolare posava le sue pietre tranquillamente sul prato poco distante, apparendo poco convinto di quella recente messa a nuovo che non aveva conservato il suo antico carattere austero e povero come avrebbe preteso, anzi. Alcuni particolari, alcune scelte dei materiali avevano cancellato il frusciare delle donne che passavano da una stanza all’altra, il fumo dei pentoloni sul focolare, il chiasso dei bambini, l’odore del formaggio nelle pezze, il belato degli animali in stalla. Come uno spruzzo antisettico, i progetti dell’architetto e le betoniere da poco spostate avevano sterilizzato gli angoli e i muri, conferendo alla struttura nel suo complesso l’aspetto un po’ mortificato che hanno i bambini dentro ai vestiti per la prima comunione. Se non raccontava più molto di se sesso, il Casolare così trasformato raccontava molto dell’uomo che lo aveva acquistato e che aveva fatto di lui un’ulteriore propaggine di sè e dell’idea che possedeva di allargarsi nel mondo. Dalla cima del collinotto governato dall’edificio si godeva una vista magnifica e il mio ospite mi invitò a seguirlo sul limitare della siepe che circondava il giardino. -Vedi mi disse, indicando con il braccio teso e l’indice puntato il paesaggio giù in basso -la mia terra arriva fino a quel bosco laggiù, poi continua disse ancora disegnando un semicerchio nell’aria dabbasso con il braccio -lungo il margine di quel fiume che passa lì sotto e arriva continuò -fino a quella radura là in fondo. Aveva qualcosa di bello, l’orgoglio trasudante da quell’uomo nel mostrarmi la sua proprietà, composto di senso del potere potere e di quella forma di nostalgia appagata che provano le persone che tornano nella loro terra d’origine dopo aver fatto fortuna altrove. Tuttavia in quel momento, si schiuse in me una visione così profondamente diversa dalla sua del concetto di proprietà e così urgente che pur temendo di urtare involontariamente la sua sensibilità non seppi trattenermi dal compiere il gesto di sollevare verso l’orizzonte il suo braccio teso posando la mia mano sotto il suo gomito. Poi, indicando a mia volta lo stesso punto così distante da sfuggire alle possibilità dei nostri occhi, dissi -Vedi -la mia Terra arriva oltre la linea irregolare di quei monti, laggiù in fondo. E poi -vedi continuai, iniziando letamente a girare su me stessa con il braccio teso come un compasso a segnare una circonferenza nell’infinito -la mia Terra arriva oltre quella linea di mare, e quei campi, e quelle città ma non puoi immaginare quanto, oltre, perchè se lo immaginassi non ci staresti dentro con la ragione. La mia Terra. La Terra illimitata di ogni essere umano. NP

Andare Avanti Senza Sosta

4 maggio 2

Contro. Lo svolgere del tempo. Non ho lasciato incancrenire il tempo, io. Io, no. Non
ho amato mai così forse non ho amato mai, se escludi le insane passioni che ho fatto vivere unicamente per confermare l’impossibilità, da parte mia, di essere amata, per affermare la mia continuità esistenziale nell’ingombrante erronea modalità di partenza. Contro l’incancrenire del tempo ho sovvertito il sistema che manteneva la mia appartenenza alla vita. Costa. Tanto. Significa morire per rinascere. E mentre imbrattata di terra correvo all’impazzata lontano dalla morte mi imbatto in te. Ci sbatto, su di te, forse anche tu avevi deciso di morire, prima, forse incontrandoci ci siamo spartiti l’unico fiato disponibile al mondo per poter respirare. E di un unico respiro si è fatta la carne, e il pulsare delle vene, quando ci siamo incontrati. Come in un sogno distorto siamo stati vicini pur da molto lontano, tesi allungati l’uno verso l’altra, parabola protesa verso i desideri del cielo. Se fosse possibile mi stirerei come una cincia e mi appiccicherei sui tuoi occhi a forma di occhiale. Starei lì sul tuo naso a guardare lo stesso mondo che vedo io. A volte vorrei non essere la roccia che sono. Vorrei che il vento passandomi sopra mi sbriciolasse tutta, vorrei diventare sabbia e assumere le mille forme delle cose. Ma se possiedo una piccola crepa, un pertugio, un’incrinatura, un’ansa, lì ci sei tu. A volte ci guardo e mi sembriamo due Rose di Geriko leggere nell’aria, smarrite tra i capricci del suolo, che si ritrovano nella stessa pozza e lì fanno vita, e colore, per poi tornare a rotolare nella siccità più gialla, fino alla prossima pozza, al prossimo colore. Se fossi un filo di tela di ragno mi appiccicherei in cima alla tua testa e ti tirerei su, sempre, verso il respiro più grande, verso lo sguardo più aperto. Lo sai che sei un miracolo quando sorridi? Oh ma in fondo come si fa. Ti terrei sul palmo della mano un po’ racchiusa per non farti sbattere contro gli angoli eppure ti infilzo a sangue perché divento io stessa angolo, e tagliente coccio di vetro. Può l’amore tradurre gli angoli, e le lunghe soste, e le gialle siccità? Potrei promettere di non avere più paura. Posso promettere di provarci. Tanto. Nicoletta 2007, ph Julio Ojea

Sto andando..vado..13153406_10209149392402656_2053766984_ngiro..Torino gran bella città.. La mia città!!!…Torino dorme..io no..vago giro guardo ma tutto tace..Torino che gran bella città..Ti amo!! Porto tutto con me..il tuo respiro il tuo dormire..il tuo silenzio..il tuo respiro su di me..il tuo profumo..
il tuo tutto il tuo ni
ente.. vago..a
nche i semafori mi fanno andare avanti senza sosta..senza fermate..Torino ti amo fino alla fine…senza freni senza benzina..forza Juventus!! (FL)

“Grazie” per Tutto questo… fino all’ultimo

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E’ come un blocco del respiro invisibile, davvero inesorabile. Costringe la tua mente e il tuo corpo al silenzio profondo che dal freddo ti paralizza… immobile fuori Sento la Vita dentro e allora Imparo a Guardare per Sorridere per allenarmi ad Amare quel Peso invisibile sul petto. Fino all’ultimo respiro voglio Vivere se regalo la mia Unicità. Credere di poter Fare ed esser felici perché si può bere tutto d’un fiato, perché si ha spazio e fiato nei polmoni, ormai non lo invidio più tutto questo. Fino all’ultimo respiro: con Calma e Dolcezza gusto il Profumo e scopro il peso del bicchiere e la trasparenza del suo vetro e riscopro quanti sapori è la Meraviglia del mio vino. Ho imparato ad esser Felice Osservando i miei amici giocare Ho imparato a fare un disegno in regalo per loro e ho imparato a lasciare una poesia ogni giorno sul banco di “ lei “ perché non potevo stringerla con le mie braccia per amarla. Fino all’ultimo respiro Voglio dire : “Grazie” per Tutto questo… fino all’ultimo.

(ENTROPY)

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